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La Vetta del Monte Cetona

Il monte Cetona si estende con le pendici settentrionali fino al Castelluccio di Pienza presso le sorgenti del fiume Astrone, mentre verso meridione arriva a San Casciano dei bagni. Originatasi circa 10 milioni di anni fa a seguito di movimenti e spinte telluriche, la montagna si è innalzata formando una piega che gradualmente si è coricata su un fianco provocando il rovesciamento della stratigrafia. Nella parte alta della montagna affiorano i terreni più antichi risalenti al Mesozoico (circa 25 milioni di anni fa), epoca in cui la zona costituiva il fondale di un mare poco profondo in cui vivevano organismi i cui resti fossili sono ancora presenti.

Poi un progressivo abbassamento dei fondali, portò la profondità marina a raggiungere, nel Giurassico, i 3000 metri. Attorno ad 80 milioni di anni fa, una progressiva serie di spinte generava la catena alpina, mentre un movimento verificatosi attorno ai 10 milioni di anni or sono provocava l’emersione degli Appennini e del Monte Cetona Nel Pliocene (3 milioni di anni fa)la montagna emergeva come un’isola bagnata da un mare caldo temperato la cui linea costiera è facilmente individuabile attorno agli odierni 700 metri metri d’altitudine. Con il progressivo ritirarsi delle acque l’accumulo dei detriti erosi dai fianchi del monte coprì le più antiche formazioni rocciose generando la serie di colline che oggi circondano le pendici della montagna.
Per milioni di anni nei terreni si sono depositati i resti degli antichi organismi, ormai fossilizzati,: segnaliamo stupendi esemplari di ammoniti nei calcari selciferi del versante meridionale ed una straordinaria fauna pliocenica, costituita da gasteropodi e bivalvi sparsa su buona parte del territorio. Con il modificarsi degli ambienti, la fauna è mutata radicalmente. Al tempo dei primi abitanti paleolitici (50.000 anni or sono) la montagna, coperta da vaste boscaglie, rappresentava rifugio per cervi, caprioli, cinghiali e camosci. Estintesi alcune specie animali ed intervenuto l’uomo, l’ambiente assunse gradualmente le connotazioni attuali; ancora oggi le pendici del monte ricoperte da rigogliosi boschi, offrono rifugio ad innumerevoli specie animali fra cui segnaliamo il recente ritorno del lupo. Durante l’ascesa alla cima, s’apre una splendida vista sulla Val di Chiana racchiusa ad est dall’imponente catena appenninica. Superato il bivio per Belverde, dopo circa 1 chilometro, la strada gradualmente inizia a salire fino a raggiungere forti pendenze nell’ultimo tratto che immette nell’altipiano dei Cuculi. Raggiunto il bivio della vecchia strada per Piazze, sulla destra la montagna presenta i tagli delle cave , delle quali la più vasta ha completamente cancellato le tracce dell’antico insediamento di CASA CARLETTI, risalente alla fine dell’età del Bronzo. Oltrepassate le cave, la strada continua ad inerpicarsi lungo i fianchi della montagna che, erosi dall’acqua, lasciano vedere gli strati più antichi di roccia ed il loro andamento obliquo. Al culmine della salita è situato un quadrivio. Siamo arrivati in località CANCELLI, famosa per aver restituito numerose tombe etrusche con ricchi corredi funerari: ala fine dell’800 fu scoperta una grande necropoli composta da tombe disposte a filari e contenenti vasi cinerari antropomorfi (canopi). Davanti a noi la strada prosegue in direzione di San Casciano dei Bagni seguendo l’antico tracciato della via Romana. A sinistra, semi nascosta dal rimboschimento, è invece la vecchia strada per il castello di Piazze e Camporsevoli. Lasciata l’auto per una breve escursione a piedi, segnaliamo lungo questa antica strada, a poche centinaia di metri dal bivio, la presenza di una ben conservata fornace utilizzata per la produzione della calce viva.  Tornati sulla strada principale e ripresa l’auto, bisogna svoltare a destra, nella stretta strada di montagna che ci condurrà all’abitato di FONTE VETRIANA. Questo piccolo agglomerato di case, nel quale le strutture edilizie si sono sovrapposte per secoli mescolando resti etruschi, romani e medievali, è uno dei tanti tesori nascosti sulla montagna. La ricchezza della sorgente e le risorse offerte dalla montagna hanno per secoli favorito l’insediamento e l’uomo ha lasciato ovunque le sue tracce: nei ripari sotto roccia, nelle tombe o nelle cantine scavate, nei campi e nei boschi che circondano le pittoresche case. Da Fonte Vetriana con una serie di tornanti, la strada sterrata copre gli ultimi chilometri che ci avvicinano alla vetta del monte. Percorso ancora qualche chilometro lungo il Pian della Segala la strada perde ogni connotato  di viabilità ed è consigliato lasciare l’auto per compiere a piedi l’ultimo tratto d’ascesa. La fatica è ben ricompensata dalla meraviglia che ci aspetta.
I 1148 metri di altezza rappresentano un ottimo osservatorio per vere una magnifica vista su un buon tratto dell’Italia centrale. L’occhio si perde verso este fino all’Appennino, scoprendo con meraviglia i laghi ed i paesi che animano la valle. Ad ovest il Monte Amiata ed il picco di Radicofani si stagliano verso l’orizzonte dominando la Val d’Orcia. E le sorprese non si limitano al panorama. Proprio ai nostri piedi, circondando il piccolo cucuzzolo della vetta, sono ancora visibili le tracce di una muraglia a secco forse relative ad un insediamento databile alla fine del III millennio a.C.. Ridiscesi fino a Fonte Vetriana ed approfittato dell’acqua freschissima che sgorga dalla sorgente, si prosegue il cammino in direzione Sarteano, svoltando a destra fino al raggiungimento della strada asfaltata.