Contact
9 Crosby Street, New York City, NY
hotelemail@provider.net
( 646 ) 218-6400
Widget ImageWidget Image
Widget ImageWidget Image
Widget ImageWidget Image
Widget ImageWidget Image
Follow
Image Alt
  /  Cosa Fare   /  Itinerari   /     /  Il Quartiere Settecentesco

Il Quartiere Settecentesco

Spostandoci verso destra a fianco dell’edificio delle Logge,  Piazza Garibaldi si allarga con una piccola salita sbarrata alla sommità dalla Fonte Pubblica, realizzata anch’essa da Chiappino Vitelli. Siamo al Cuculuzzo, un rione sorto attorno al 1600 alle spalle della nuova piazza Vitelli. In principio erano solo povere casupole, po, nel 1750 il nobile cetonese Salustio Terrosi, iniziò la costruzione del proprio palazzo demolendo una serie di casalini. Volendo dare un riferimento di prestigio alla propria casta, il Terrosi fece costruire una villa ed un parco d’oltre quindici ettari.

Ma al momento della costruzione, la zona si presentava con una serie di canaloni ed un poggio in forte pendenza sulla cui sommità erano ancora i ruderi di una torretta d’avvistamento facente parte del sistema difensivo medievale. Sfruttando l’abbondante manodopera di cui disponeva, il Terrosi fece colmare i canaloni, procurandosi la terra con un ingegnoso sitema di gallerie su più livelli scavate sotto al colle del Cuculuzzo.

In seguito, ottenuto il permesso d’abbattere i resti della torre, con le pietre recuperate fece innalzare muraglie di contenimento e terrazzare le pendici del colle.All’interno del parco furono realizzati abbellimenti e strutture come ad esempio l’anfiteatro con una capienza di oltre duecento posti, il Roccolo per la caccia, sorto al posto della diruta torre o la Casina Turca, interamente affrescata. Secondo la moda del tempo, il Terrosi ed i suoi discendenti curarono la raccolta di reperti archeologici provenienti dagli scavi effettuati nelle sue proprietà vicino Chiusi ed il parco si arricchì di sarcofagi ed urne cinerarie etrusche, di statue antiche e classicheggianti. Fu costruita la tomba etrusca della Pania, dopo essere stata smontata e prelevata dal luogo di ritrovamento. Il parco, proprietà privata, è visitabile con guida in alcuni periodi dell’anno. Proseguendo a destra della Fonte Pubblica, l’aspetto delle abitazioni camba e l’imponente struttura del palazzo che si affaccia sulla piazza lascia il posto alle piccole case, tutte attaccate, con cortiletti interni, scale, piccole finestre. Via del Cuculuzzo termina con una terrazza sugli orti. Non rimane che tornare verso la piazza scendendo per Via Marziali, antica Via del Giglio, e da qui per l’antica Via dell’Ellera, attraversato un ardito archetto, entrare nuovamente in Piazza Garibaldi.

 

DALL’ARCO DEL BRUGI A PIAZZA GARIBALDI

Ripreso il cammino e costeggiata la Collegiata troviamo, subito attaccato alla sacrestia, un palazzo con stemma sul portone. In antico vi era la prepositura, cioè una sorta di convitto ove vivevano i religiosi a cui era affidata la Chiesa di Santo Stefano. Oltrepassato il Vicolo del forno incontriamo l’antica sede di una congregazione. Il portalino e le finestre hanno cornici in travertino e sull’architrave della riquadratura di una porta, oggi richiusa, è inciso il motto “Fides” ed una data, 1563. Oltrepassato l’arco “del nano” o del Brugi, a ricordo della famiglia che vi abitava in antico, la strada si biforca. A sinistra inizia una rapida salita, l’antica costa di Santo Stefano, mentre a destra si scende verso la parte più antica di Cetona, il Borgo (vedi Itinerario 5). Salendo verso i castello, segnaliamo a destra, prima della curva, l’antico vicolo dell’amore. Giunti quasi in cima alla salita, a sinistra si apre un delizioso cortile. Era la residenza del Capitano Tosoni il cui stemma campeggia ancora nella chiave di volta dell’arco.

La stradina che si diparte a sinistra, Via della Fortezza, era l’accesso alla Rocca. Percorrendola si costeggia la cinta mediana di mura della Rocca che dall’alto ci sovrasta. Terminato il breve rettilineo, si raggiunge l’ingresso di un fabbricato a mattoni, il Corpo di Guardia. L’edificio venne costruito dopo il 1500 innanzi all’antica porta del castello che rimase inglobata nella parete interna destra. Da qui, mediante rampa di accesso, si saliva alla piazza d’armi ed al mastio. In antico il castello era difeso da almeno tre torri, ma gli eventi bellici ed il tempo hanno contribuito a ridurne il numero tanto che oggi ne resta solamente una in pierta, peraltro molto rimaneggiata con l’aggiunta della copertura. Si tratta dell’antico mastio coronato da apparato a sporgere con beccatelli e da archetti in pietra e caditoie. Il Castello ed il parco sono attualmente di proprietà privata. Sul lato sinistro del Corpo di Guardia è stato riaperto un tratto dell’antico percorso di ronda. Il panorama che si gode da questa piazzetta è stupendo. Sotto di noi è la Piazza della Collegiata ed alzando gli occhi il Monte Cetona, fino a spaziare con lo sguardo sulle colline laziali ed umbre. In basso si nota l’impianto originale della Chiesa Collegiata e l’arcata rinchiusa nell’arretramento della navata sinistra. A destra scende il camminamento coperto. Lo possiamo seguire con lo sguardo fino al punto in cui è attraversato dalla strada per poi riprendere più in basso, inglobato nelle case.

Guardando attentamente la muraglia si notano, nel primo tratto, dei beccatelli che sorreggevano una passarella mobile ed una porta ad arco murata. Probabilmente vi era la possibilità di scendere alla Piazza sottostante. L’interno di questo muro era percorso da una via, con passarelle e scale a chiocciola. Ne sono ancora visibili i resti al limitare destro della piazzetta nel punto in cui il muro è stato tagliato. La piccola porta in basso, con arco in pietra, immetteva in un corpo di guardia. Tornati sui nostri passi, raggiungiamo il percorso principale ed appena voltato l’angolo, ecco apparire “lo stradone”, odierna Via Ricasoli ed in antico Via del Mandorlo. La quasi totalità del lato sinistro della strada, è sovrastato dal secondo giro di mura della Rocca mentre il lungo fabbricato a destra, ci testimonia la presenza dell’antico Monastero della Congregazione della Beata Vergine della regola delle Domenicane. La fondazione avvenne nel 1605 grazie al lascito patrimoniale di Antea Cioli. L’ampio portale in travertino che si apre sulla destra ad un livello leggermente più basso della strada, introduce ad un sottostante piazzale. Lo stemma gentilizio impostato sulla chiave di volta è della famiglia Cioli Minutelli. Sotto quest’arco per secoli sono transitati i numerosi carichi di olio, vino, grano e legname che a dorso di mulo e di somaro raggiungevano i magazzini e le cantine del Monastero. Varcato l’arco, si apre il panorama sulla vallata ad est di Cetona ed affacciandosi sui sottostanti orti sono ancora visibili le vasche di raccolta dell’acqua ad uso del Monastero e parte delle alte mura che ne garantivano la clausura. La torretta che invece, pur maneggiata, ancora resiste al limitare degli orti, è una delle poche superstiti appartenente al sistema difensivo del paese. Risaliti sulla via principale si torna a costeggiare il lungo fabbricato al cui piano superiore erano le celle delle monache di clausura. Dopo la soppressione del Monastero avvenuta nel 1809, il fabbricato divenne proprietà di Giovanni Minutelli – Cioli che lo trasformò in abitazione. Successive modifiche frazionarono ulteriormente l’edificio fino allo stato attuale. La lapide posta in alto a circa metà fabbricato ci ricorda la casa natia del Capitano Arnaldo Ulivelli, pioniere del volo aerostatico, colpito da fulmine e perito nel rogo del suo pallone nel corso di una manifestazione per il 2 giugno 1907, festa dello Statuto. Ancora pochi metri, ed ai piedi della discesa s’incontra sulla destra l’antica porta di accesso al Monastero con arco a bugne di travertino. La nuova via che si apre davanti è la Via di San Domenico, detta comunemente “le Monache”. Le case che costeggiano la strada, sono per buona parte di impianto successivo al 1600. Percorsa l’intera via, si raggiunge il muretto sovrastante la Costa di Capperoni. Siamo nel luogo ove sorgeva una delle antiche porte di Cetona. Poco o nulla resta del sistema difensivo. Gli avanzi di una torre cilindrica, simile al Rivellino ma più piccolo, sono inglobati nelle muraglie di fondazione delle case di destra mentre alcuni metri più in basso, sulla spalletta di una probabile torretta rettangolare, è un’edicola votiva con affresco raffigurante una Pietà. Da questo punto possiamo decidere se continuare nel nostro itinerario generale oppure fare una deviazione ed accedere alla parte alta del paese (vedi itinerario 6). Proseguendo la discesa per Via Marconi, antica Costa di Capperoni, s’incontra sulla destra, Via dello Spedale. Qui sorgeva l’antico Spedale San Donato, un rifugio per viandanti e pellegrini, posto fuori dalla mura. Scendiamo per il Vicolo dello Spedale e giungiamo nei pressi della Porta di Finoglio. La porta aveva carattere di dogana e fu edificata dopo il 1500, probabilmente al tempo dei Medici che lasciarono un loro stemma sulla spalletta della porta. Oggi resta solo una lapide a ricordo sia della porta che dello stemma. Percorriamo a ritroso Via di Finoglio e giungiamo a Piazza Luca Contile, in antico Piazza Parè o del Parere. La tradizione vuole che in questa piazza fossero prese le decisioni importanti per la Comunità. Nell’angolo sinistro della prima casa si trova un affresco della Madonna del Buon Consiglio. All’angolo opposto della medesima casa, ai pieedi della discesa, rivolto in direzione della piazzetta, è posto, all’altezza degli occhi, un piccolo stemma delle Poste del Granducato di Toscana che ci ricorda essere qui stata la Stazione di Posta. In direzione della Torre del Rivellino, appena imboccata Via Beltrami. antica Via del Moro, sulla destra è un vicoletto ricavato fra Palazzo Minutelli e Palazzo Vitelli. E’ Via Cherubini, ancora nota come Vicolo dell’Osteriaccia, perchè già in antico vi sorgeva una delle Osterie di Cetona.